I numeri degli incidenti stradali in Italia

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Il peso del sinistro stradale sulla sanità pubblica, nell’intero mondo, è talmente rilevante da rappresentare una delle prime tre cause di morte nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 29 anni d’età. Si stima che l’incidenza degli incidenti stradali sulla situazione economica di un Paese sia molto alta, arrivando a rappresentare una percentuale che si attesta fra l’1% e il 3% del suo Prodotto Interno Lordo.


Nel 2019, in Italia, si sono registrati 172.183 casi di sinistri stradali con lesioni a persona. I dati evidenziano un lieve calo rispetto all’anno precedente (-0,2%) con 3173 vittime (morti entro 30 giorni dall’incidente) e 241.384 feriti che rappresentano un -0,6%. L’incidente stradale mortale è in calo per il secondo anno consecutivo, dopo che nel 2017 si era registrato un aumento. La diminuzione è del 4,8%, con 161 vittime in meno, attestandosi su un valore che non era mai stato raggiunto negli ultimi dieci anni.


Tra le vittime va segnalato l’aumento dei motociclisti che sono saliti dell’1,6%, ma soprattutto è rilevante il +15,5 % dei ciclisti. Un dato, quello che riguarda gli amanti della due ruote a pedali, che sicuramente è influenzato dalla sempre maggiore diffusione di questo mezzo negli spostamenti. D’altronde, nel 2019 ha rappresentato un quarto del totale, insieme ai pedoni, e che la vendita di biciclette nello stesso anno è aumentata del 7%.


Per quanto riguarda le altre categorie, qui i decessi sono in calo: sono morti meno autisti al volante durante la consegna delle merci (-27,5%), così come ci sono stati meno morti fra i ciclomotoristi (-18,5%) e i pedoni con un -12,7%. Si è morto meno anche in macchina, seppure con un calo delle vittime più limitato: 1.411 morti, pari ad un -0,8%.
L’incidente stradale mortale in calo ha portato con sé anche la diminuzione delle vittime. Nel 2019 si è morto di meno su tutte le tipologie di strade, a partire dalle autostrade (comprensive di tangenziali e raccordi autostradali), dove si è registrato un un -6,1%. Sulle strade urbane la diminuzione è stata del 5,5%, mentre in quelle extraurbane la contrazione si è attestata al 4,4%.


Questi dati ci dimostrano che in Italia l’auto è il mezzo di locomozione più pericoloso, con le sue 1144 vittime, seguita dalla moto con 698 centauri morti. Anche muoversi a piedi, non è così sicuro, comunque: con i suoi 534 morti è la terza tipologia di morte sulle strade.


La mobilità stradale causa una media di 9 morti al giorno, una piccola guerra. Il periodo dell’anno più pericoloso è l’estate, con agosto che è il mese nero, con 350 vittime, una media di 2,2 morti ogni 100 incidenti. Anche l’autunno e la primavera registrano un alto numero di incidenti, seppure non ai livelli della bella stagione. Muoiono di più gli uomini: rappresentano oltre il 61% del totale. E i feriti? Mediamente sono 661 al giorno. Un numero su cui riflettere.
Le strade più pericolose sono quelle urbane, seguite dalle extraurbane e, infine, da autostrade e raccordi. Notare che le prime due, insieme, rappresentano quasi il 95% del totale, con una netta prevalenza dei percorsi urbani.
Si ha un sinistro stradale, principalmente, perchè si è distratti alla guida (15,1%), perchè non si rispettano le precedenze (13,8%) e perchè si guida troppo velocemente (9,3%).
La mobilità moderna non può fare a meno dei mezzi stradali, ma i numeri di morti e feriti che essa causa devono farci riflettere. Prima di salire su un qualunque mezzo bisognerebbe avere ben chiaro cosa può significare, per sé e per gli altri, guidare in modo imprudente.